Non mi sono mai piaciute le
lezioni troppo preparate.
Nato e cresciuto in una famiglia
d’insegnanti, ho imparato fin da ragazzino che, prima di spiegare qualunque
cosa, devo guardare in faccia chi mi sta davanti, capire chi è, cosa sa, cosa
si aspetta da me e come glielo posso raccontare. Così, ogni volta che cambio
pubblico, è una nuova avventura. Lo sanno bene i miei allievi e assistenti
cuochi, perché di norma invento e improvviso sul campo qualche piatto nuovo.
Non sempre sono il massimo, il loro ruolo è soprattutto didattico. Ma, ogni
tanto capita che mi piacciono davvero, e torno a rimangiarli. Allora prendo
nota e trasferisco nella mia collezione personale.
E’ successo anche la settimana scorsa, e ora
ve lo racconto.
La storia, a dire il vero,
comincia cinque anni fa. Stavo assistendo Roberta nella preparazione del
Pinzirò per un evento pubblico, e mi sono ritrovato a disposizione un olio d’oliva
extravergine, troppo scuro, troppo profumato, troppo intenso. Il Pinzirò è un
pinzimonio in calice in cui i sali giocano il ruolo di protagonisti. Dico Sali,
perché si tratta di diverse versioni del sale comune, colorato, aromatizzato,
acidificato in tanti modi diversi, che vengono miscelate sul fondo del
bicchiere seguendo figure artistiche. L’olio non deve nascondere i colori dei sali,
né coprire i loro aromi delicati. Li deve assecondare, completare, migliorare.
Non c’era la possibilità di
cambiare olio d’oliva e dovevo risolvere la situazione in una decina di minuti,
perché i tempi erano stretti. Allora mandai un aiutante a comprare un olio di
semi neutro e trasparente e iniziai a miscelare e bilanciare. I grassi
gastronomici si fondono perfettamente tra di loro. Sono solitamente miscele di
tanti trigliceridi diversi, per cui, mescolandoli, otteniamo semplicemente una
miscela di trigliceridi più ricca e complessa, con proprietà intermedie
rispetto ai componenti. L’olio di semi
serviva a rendere il colore più chiaro e trasparente, l’aroma più delicato,
elegante, raffinato, e la testura più fluida e adatta a formare una sospensione
densa col sale, con le proprietà di un fluido non-newtoniano dilatante: un materiale
perfetto per realizzare le decorazioni artistiche che vi dicevo.
Il risultato fu un successo
pieno. Tra l’altro nessuno degli invitati, tutti esperti degustatori e critici,
notò che si trattava di una miscela. Tutt'altro tutti sostennero che un olio d’oliva
tanto elegante l’avevano assaggiato raramente. La cosa non mi stupì, per i
motivi che vi dirò più tardi.
Ora facciamo un salto nel tempo e
veniamo alla settimana scorsa. La lezione verteva proprio sulle miscele di
grassi, e su come si potesse ottenere una consistenza cremosa e spalmabile
miscelando un grasso solido e un grasso liquido. Le preparazioni ottenute in questo
modo sono fantastiche, perché sono perfettamente stabili e non possono
impazzire. Si possono aromatizzare a piacimento, ma non salare, zuccherare o
acidificare, a causa della natura idrofobica dei grassi. Dopo aver preparato
una morbida crema miscelando olio d’oliva intenso e burro di cacao, volevo
preparare un piatto che gli studenti potessero assaggiare e che avesse una
giustificazione gastronomica. Così
chiesi: -Dove vi piacerebbe avere l’olio d’oliva cremoso anziché liquido?–
Qualcuno azzardò: -Sulla bruschetta-
Sulla bruschetta l’olio scivola
da tutte le parti e, se non fosse per la porosità del pane che lo assorbe, ne
resterebbe ben poco. Al di là del sapore e della consistenza, il pane nella
bruschetta è indispensabile per catturare l’olio.
-Bene, faremo la bruschetta senza
pane. –
Tagliamo a spicchi dei bei
pomodorini sodi. Spremiamo un po’ aglio nella crema d’olio d’oliva. Poi
disperdiamo al suo interno un po’ di scaglie croccanti di sale di Maldon, che
non si sciolgono per la già citata idrofobicità. Spalmiamo sullo spicchio e
rifiniamo con una foglia di basilico. Assaggiamo. Ci piace. In due minuti
finiamo l’intero vassoio.
Qualche purista potrebbe inorridire
di fronte alle miscele. Ma chi l’ha detto che i grassi vanno usati in purezza?
Chi l’ha detto che i mono origine sono meglio dei blend? Ultimamente, nel mondo gastronomico, si è diffusa troppa
ideologia, senza basi né scientifiche, né estetiche.
Assaggiate sempre, prima di parlare.
Vedrete che l’unione fa la forza!
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Pinzirò |
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Bruschette senza pane |
Buongiorno Prof Cassi e buon compleanno,
RispondiEliminaper avere questa miscela di grassi, che sia spalmabile e che sappia di olio di oliva, in quali proporzioni vanno i due ? e il burro di cacao, affinche' si misceli bene, bisogna scaldarlo o basta grattuggiarlo molto finemente (se non si ha quello micronizzato) ?
Grazie e ancora auguri
Paolo Lo Curzio
Grazie degli auguri!
RispondiEliminaLe proporzioni variano in base alla cremosità desiderata e alla natura degli ingredienti. Si può iniziare provando a miscelare in parti uguali e poi apportare variazioni in base al risultato ottenuto. Una maggiore percentuale d'olio rende la crema più fluida. Il burro di cacao micronizzato lo eviterei, a meno che non si abbia denaro da buttare... Il metodo migliore consiste nello sciogliere il burro di cacao finché non è completamente trasparente (a bagnomaria, al microonde o sul fuoco: l'importante è scaldare il minimo indispensabile). Si lascia raffreddare a temperatura ambiente il burro di cacao sciolto, poi si aggiunge mescolando l'olio, sempre a temperatura ambiente. La miscela così ottenuta va poi messa in frigorifero finché non si rapprende.